Nessun codice sulla stampa, nessun adesivo, nessuna modifica alla foto. La chiave è la foto stessa.
Chi ha una tua foto davanti — stampata in una mostra, appesa a una parete, o vista su uno schermo — la inquadra con la fotocamera del proprio smartphone, direttamente dal browser: nessuna app da scaricare. Il sistema la riconosce ed apre automaticamente la sua scheda: la carta d'identità, e — se l'hai registrata — la tua voce che ne racconta la storia.
Che la fotografia sia stampata in galleria o pubblicata online, il riconoscimento funziona allo stesso identico modo — non serve distinguere tra i due casi, non serve preparare nulla di diverso a seconda di dove la foto finirà.
La tua fotografia resta esattamente com'è, sempre. Nessun codice stampato nell'angolo, nessun segno che comunichi "questa foto è tecnologica" — chi la guarda vede solo l'immagine, così come l'hai scattata.
È la funzionalità pensata per incuriosire chi ancora non conosce Imagoteque — il momento in cui una fotografia, semplicemente guardata da vicino, comincia a raccontare. Ma è solo una delle cose che una foto può fare qui: ha anche una casa, un'identità, e può parlare con la tua voce.
Un gesto che già conosci — come inquadrare un'etichetta con Google Lens — applicato alla tua fotografia.